Inhabiting the Algorithmic Pulse Affective Digital Literacy and Critical Citizenship in the Era of the Fourth Revolution

Giovanna Amendola, Rolando Fiore, Fortunata Romano, Fabrizio Schiavo, Pio Alfredo Di Tore

Abstract


Nell'era della Quarta Rivoluzione, intesa non solo come convergenza di sistemi ciberfisici e intelligenza artificiale, ma anche come mutazione dell'autopercezione umana, la netta distinzione tra online e offline si dissolve in una condizione di "onlife" costitutivamente ibrida. Gli ambienti digitali non si limitano a trasmettere informazioni: orchestrano stati emotivi, modulano l'attenzione e costruiscono identità reputazionali, agendo su una soggettività sollecitata dall'interno piuttosto che repressa dall'esterno. Prendendo spunto dal racconto di Asimov " La prova " e dalla figura del "padrone mutilato", il saggio individua il vero terreno della sfida educativa non nella potenza di calcolo, bensì nell'empatia e nell'affettività. Il rischio non è che le macchine diventino umane, ma che l'umanità si abitua a un'affettività sintetica, priva del peso del corpo e della responsabilità insita nella relazione.

Partendo da questa premessa, il saggio propone l'Alfabetizzazione Digitale Affettiva (ADL) come pietra angolare dell'educazione alla cittadinanza democratica: la capacità di riconoscere, comprendere, regolare e narrare le emozioni che emergono nelle interazioni mediate dai sistemi digitali, unitamente alla capacità critica di decodificare i dispositivi tecnici, economici e retorici che suscitano e sfruttano tali emozioni. L'ADL si colloca all'incrocio di tre tradizioni: l'educazione socio-emotiva, l'educazione critica ai media e l'etica dell'intelligenza artificiale. Non sostituisce i consolidati modelli di competenza (DigComp 2.2), ma esplicita la dimensione affettiva e relazionale che questi presuppongono. Ridefinisce l'idea stessa di competenza: non basta saper usare o criticare in astratto; bisogna "sentire criticamente", in una forma di pensiero critico incarnato che intreccia ragione e sentimento.

La domanda di ricerca è: in che modo l'ADL può sviluppare il pensiero critico e la consapevolezza emotiva in relazione alla manipolazione algoritmica nei social media e nei sistemi di intelligenza artificiale generativa, supportando al contempo una cittadinanza algoritmica critica fondata sul corpo, sulla relazione e sulla responsabilità? Il metodo è teorico-ermeneutico: non convalida empiricamente un modello, ma costruisce un quadro di riferimento verificabile attraverso la coerenza interna dell'argomentazione, la tracciabilità delle sue categorie alle fonti e la trasferibilità delle sue implicazioni didattiche.

L'analisi descrive quattro dispositivi di manipolazione, profilazione e capitalismo della sorveglianza, cattura dell'attenzione e rinforzo intermittente, polarizzazione e architettura di reattività, e affettività conversazionale dell'IA generativa, che contribuiscono al di sotto della soglia della piena consapevolezza riflessiva, agendo su processi rapidi ed emotivi. Rendere visibile l'invisibile e restituire al soggetto un margine di sospensione tra stimolo e risposta è il cuore dell'ADL applicato alla critica dei dispositivi. Nel contesto scolastico, l'IA generativa solleva anche questioni inedite di autenticità e processo: poiché il valore dell'esercizio non risiede più nel prodotto ma nel processo cognitivo ed emotivo che attiva, la sfida non è proibire gli strumenti ma ripensare i compiti, in modo che lo strumento diventi un partner cognitivo piuttosto che un oracolo.

Il fondamento è offerto dalle neuroscienze dell'incarnazione: i neuroni specchio e la simulazione incarnata dimostrano che la comprensione dell'altro è radicata in una corporeità condivisa, irriducibile all'interazione con sistemi che non possiedono né un corpo né un'esperienza vissuta. La prospettiva dell'educazione incarnata e la nozione di semplicità (Berthoz, 2009) inquadra l'azione didattica come gestione creativa della complessità. Da ciò deriva la distinzione tra affettività incarnata e sintetica: non il grado di sofisticazione del comportamento mostrato, ma la presenza di qualcosa in gioco, il corpo che può essere ferito, il tempo che non torna, la responsabilità che lega, segna il limite insormontabile della cura simulata. L'insegnante non viene sostituito, ma riposizionato: dal trasferimento di informazioni al testimone di un'umanità fragile e responsabile, irriducibile a codice.

Sul piano operativo, l'ADL si articola lungo tre assi: la robotica educativa e la sperimentazione critica, che demistificano l'opacità della macchina; l'etica relazionale, che pone la cura al centro delle responsabilità mediare; e gli ambienti emotivamente consapevoli, che tutelano l'attenzione, il tempo e la qualità della relazione. Sul piano didattico, ciò richiede un'integrazione curricolare piuttosto che una nuova disciplina, la centralità dell'esperienza e della valutazione autentica. I tre assi convergono in una cittadinanza algoritmica critica, l'integrazione dei piani cognitivo, etico ed emotivo in un soggetto capace di comprendere, valutare e valutare i sistemi che strutturano la sfera pubblica. Lungi dal contrapporre l'umano all'artificiale, e al di là delle tentazioni opposte del tecnocentrismo e della nostalgia difensiva, l'ADL propone una terza via tra il rifiuto reazionario e l'entusiasmo acritico: imparare ad abitare il ritmo algoritmico come donne e uomini liberi.

 


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DOI: https://doi.org/10.32043/gsd.v10i4.1834

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