NUOVE ABITUDINI A SCUOLA. MECCANISMI NEURONALI E SVILUPPI METODOLOGICI EMERSI NELLA DAD DURANTE LA PRIMA FASE DEL COVID-19

Melania Scorrano

Abstract


La pandemia generata dal Covid-19 ha provocato un distanziamento sociale senza precedenti con il quale tutti noi ci siamo scontrati. Nuove capacità organizzative e gestionali hanno coinvolto vari ambiti dei diversi settori. Anche la scuola, così come il settore sanitario, ha dovuto fare i conti con il significato ed il valore della presa in carico e la cura della persona. Se da un lato ci si sta occupando della malattia del corpo, dall’altro si vogliono lenire le ferite del sapere, della mente, dell’anima.

A fronte di una carenza organizzativa e strutturale da parte del Miur il cui carico è pesato, a vario titolo, sui diversi utenti, la didattica a distanza ha già registrato il più alto livello di alfabetizzazione al digitale che si sia mai registrato nella storia dell’istruzione scolastica italiana. Nonostante ciò, schiere di voci, dentro e fuori la scuola, forieri dei pensieri dei più noti filosofi, pedagogisti e psicologi, hanno spinto il proprio parere a favore o a sfavore della didattica a distanza e, in senso lato, delle tecnologie.

Ma è davvero il caso di farne una questione meramente tecnologica?

Essere in emergenza, dover cambiare le modalità strumentali e didattiche del fare scuola, sta realmente trasformando in maniera negativa le capacità sociali?

L’articolo propone un’essenziale e certo non esaustiva disamina dei principali spunti cognitivi e psicologici che, distinguendosi, hanno caratterizzato la complessa nascita ed evoluzione della didattica a distanza in Italia.


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DOI: https://doi.org/10.32043/gsd.v4i4.262

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